Ebbene si, anche quest’anno è stato pubblicato il nome del COLORE PANTONE dell’anno. 

Piccola previsione per i prossimi giorni:

come ogni anno, su ogni rivista e canale online di moda, design, makeup, fashion, arredo, architettura, pavimenti, rivestimenti, piastrelle, mutande e chi più ne ha, più ne metta, se ne parlerà fino alla nausea. E ribadisco FINO ALLA NAUSEA.

Tanto più che quest’anno il colore è un bel color…BIANCO!

No, non è bianco, lo so è “Cloud Dancer”, non me ne vogliano grafici e designer di ogni parte del mondo! 

Un Bianco “Danzante” o “Vibrante”, direi io.

Un bianco che non noti che non è bianco, a meno che tu non lo metta a confronto con un bianco puro.

Che però ha il potere di definire lo spazio, senza invaderlo, con delicatezza e un po’ di “finezza”. 

Che detto tra noi, dopo un anno di m…mousse al caffè,

insomma, una botta di pulito non ci sta poi male.

Che già dico io, pure la forma e la consistenza della mousse non promettevano bene! Ma poi abbinati al marrone!

Per fortuna siamo pronti a lasciarci alle spalle un bell’anno di m..ousse, con una botta di danzante candore! (Speriamo solo non faccia l’effetto neve, che serve solo  a coprire con un velo di ipocrisia, la mousse sotto!)

Ma tralasciamo le considerazioni sul colore scelto, e torniamo al vero scopo di questo articolo!

Cos’è e a cosa serve (o non serve) il colore dell’anno.

Spiego per chi fosse ancora salvo dal conoscerne tutti i dettagli! 

Ogni anno, nel mese di Dicembre, viene annunciato dall’azienda PANTONE, il colore scelto per rappresentare l’anno successivo. Già da qualche mese prima, su social e giornali ci si ammorba con le ipotesi, ma dal momento dell’annuncio in poi: l’apoteosi! 

Il “color of the year” arriva sulla bocca di tutti, trapassa i confini dei regni della moda, del design e della grafica per arrivare in ogni ambito, fin tanto che ne parlano addirittura i bambini, tra un Lego e un pannolino. 😳

Pantone ha iniziato questa pratica nel dicembre 1999, con il primo color of the year dell’anno 2000. Mi pare che il colore fosse CERULEO.

Perché nasce il “color of the year”?

Dal sito di PANTONE: “Volevamo attirare l’attenzione sul rapporto tra cultura e colore. Volevamo far capire al nostro pubblico come i cambiamenti nella nostra cultura globale vengono espressi e riflessi tramite il linguaggio del colore.”

L’intento di questo progetto inizialmente era appunto riflettere sull’influenza che l’evoluzione della cultura e gli accadimenti contemporanei possano riflettersi sul sentire comune della popolazione, al punto da spingere molti a scegliere inconsciamente di utilizzare un colore piuttosto che un’altro nei vari aspetti della propria vita.

Mi spiego meglio: volevano dimostrare come il sentiment della maggioranza di noi si rifletta sulle scelte quotidiane di preferire alcuni colori e tonalità più di altre. 

Non il contrario! Non si tratta di lanciare una moda, ma di capire quello che potrebbe essere un mood di molti.

“Potrebbe”, non “sarà”.

“Molti”, non “tutti”.

Lo so la differenza potrebbe sembrare sottile tra voler capire quello che potrebbe succedere e voler decidere quello che tutti dovrebbero fare, ma c’è. E sta nel senso profondo delle proprie scelte.

Restyling del Logo Butchers Box 36

Noi stessi avevamo usato in un logo il colore che poi è stato scleto poi come colore dell’anno 2025, il sopracitato Moka mousse.

In quel caso abbiamo scelto un color caffè pieno, che meglio rispecchia il carattere deciso del brand.

Abbiamo realizzato questo logo nel luglio 2024 ed a dicembre dello stesso anno il Moka Mousse era “sui reel di tutta Instagram”!

In quel caso abbiamo scelto un color “Caffè pieno”, oltre al “Moka Mousse”, per meglio rispecchiare il carattere deciso del brand.

Che vuol dire? Abbiamo anticipato la moda? Siamo più forti di PANTONE?

No! semplicemente in quel contesto e per quel settore commerciale, abbiamo capito che c’è una propensione nelle scelte dei consumatori verso ciò che è più naturale, che viene dalla terra, dalla tradizione più antica. Questa propensione stava diventando sempre più importante e condivisa, e viene ben rappresentata da quel colore.

Il color of the year quindi deve spingerci a cambiare tutti i siti, le grafiche e i loghi su quelle tonalità? 

NO!

E per essere alla moda dovremo vestirci tutti “in palette” Cloudy, nel 2026?

Ovviamente no.

Pantone spiega perché decidano ogni anno di decretare il colore dell’anno in questo modo:

“È un colore che […] riteniamo funga da espressione di un’emozione e di un atteggiamento da parte dei consumatori. Un colore che risuona nel mondo, che riflette ciò che cercano le persone, che ha l’ambizione di rispondere alle loro necessità.

Questa è la differenza tra una moda più passeggera e una tendenza di stile di vita. Il Pantone Color of the Year riflette questa tendenza. Vuole raccontare ciò che accade a livello generale, nel punto più alto. Non vuole rappresentare una singola tendenza che magari si può ritrovare solo negli Stati Uniti o in Asia. È globale.”

Fonte: https://www.pantone.com/eu/it/articoli/color-of-the-year…

Quasi un anno e mezzo fa, quando abbiamo iniziato a ragionare su cosa fosse più giusto per rappresentare la qualità dei prodotti di Butchers Box 36 (un’azienda che vende al dettaglio e online carni di qualità, che ha un laboratorio esclusivamente gluten free, con un servizio delivery che copre tutta Roma ed un Customer care molto attento) siamo partiti da un’analisi di chi fosse il cliente ideale di una macelleria di qualità, così attenta alle esigenze del cliente. 

“Cosa sente” nel 2024 quel tipo di consumatore e da cosa vuole prendere le distanze?

Abbiamo capito che il primissimo passo era prendere noi stessi le distanze da un colore così aggressivo come il rosso, molto presente nella vecchia brand image e nel vecchio logo, un colore che mette “pressione” al consumatore e che troppo spesso è usato dalla grande distribuzione.

Le riflessioni iniziali sono partite, quindi, non da una moda o da “cosa fanno tutti gli altri nel settore”, ma dalle caratteristiche del prodotto, combinate con una attenta riflessione sul cliente ideale.

Non abbiamo anticipato il colore “alla moda” nell’anno subito successivo. Abbiamo semplicemente esternato nel colore i valori del nostro brand e fatto delle scelte consapevoli in base al contesto.

E allora, a cosa ci serve davvero tutto questo?

Per me, il Pantone Color of the Year resta un ottimo pretesto per osservare come si muove “il mondo là fuori”. Una sorta di termometro culturale che ogni dicembre ci ricorda che, volenti o nolenti, il colore parla — e noi, spesso, ascoltiamo senza rendercene conto.

Pantone stesso lo dichiara sul proprio sito*. Parafrasando: quel colore, anche se non nasce per “influenzare” in modo intenzionale, finisce comunque per acquisire popolarità nel momento stesso in cui viene annunciato. Automaticamente. Come un’onda che parte da lontano e, senza fare rumore, arriva ovunque.
Non perché qualcuno ci dica “usate questo”, ma perché quel colore intercetta qualcosa nell’aria, nel modo in cui stiamo vivendo, nel tipo di emozioni che stiamo cercando.

E quest’anno — ironia della sorte — quel quasi-bianco, delicato e pulito, è piombato nelle mie ultime giornate anche fuori dall’ambito “trend e design”.
Durante un incontro sull’usabilità, parlando di interfacce per software complessi, abbiamo ragionato a lungo su quanto sia fondamentale lasciare che la chiarezza faccia il suo lavoro. Su come il bianco e i grigi chiarissimi, sovrapposti con intelligenza, possano creare respiro, definire gerarchie, guidare l’occhio senza mai urlare.
E in quel momento, senza pensarci, mi sono resa conto che tutto questo “danzare di bianchi” era già parte della mia quotidianità, ancora prima che Pantone ci mettesse il bollino sopra.

Per questo continuo a dire che sì, il Color of the Year può essere uno spunto, un punto di osservazione, un’occasione per riflettere su come si muove la cultura e su cosa percepiamo come “giusto” o “rassicurante” in un certo momento.

Ma il nostro lavoro — quello vero — resta altrove: nell’analisi, nella coerenza, nella comprensione del contesto e delle persone.

Il colore dell’anno può anche fare il giro del mondo in un giorno… ma le scelte che facciamo ogni giorno non possono permettersi di essere così superficiali.

 

Serve una direzione chiara per il tuo brand?

Se hai voglia di fare chiarezza (più del Cloud Dancer), scrivici costruiamo insieme un’immagine che rispecchi ciò che sei, non ciò che “dice Pantone”.

*“È importante ricordare che l’obiettivo del programma non è promuovere un determinato colore, per quanto riscontriamo che quelli scelti come Pantone Color of the Year accrescano in popolarità.” https://www.pantone.com/eu/it/articoli/color-of-the-year/what-is-color-of-the-year?srsltid=AfmBOorK8SnJama8mFiTFs97mqsmKpyOSuAVbnS5-6RKpsEQNNfl9xqq